| Il personaggio: Andy Capp |
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| Mercoledì 08 Ottobre 2008 11:39 |
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Smythe decise di inventare un personaggio tutto suo e personale; dopo vari studi e calchi preparatori, un po’ alla volta si delineò la figura di un buffo tizio, un ometto di bassa statura, con un basco a quadri sulla testa, un’ aria truce, la sigaretta perennemente attaccata alla bocca e pendente da un labbro. Andy indossa sempre una blusa scura con camicia e un cravattino e ha più l’aspetto d’uno scozzese o un irlandese piuttosto che di un inglese. Non è parco né economo ed è piuttosto sciattone e sciupone visto che le poche sterline le manda in fumo in birre. Il pub è il suo universo, la seconda casa, il terreno di caccia e la sua dimensione prediletta. Al pub Andy trascorre giornate intere ed è un accanito giocatore di biliardo, nonché un tifoso pugnace ed arrabbiato. Non disdegna però neanche i campionati di freccette e, quando può, organizza delle baldorie e delle scorribande con gli amici. Le sue passioni, oltre il bere e tracannare birre di malto, sono l’amore per la sua inseparabile stecca da biliardo, con cui ha vinto vari campionati interregionali. Della casa non si cura molto: è sfaccendato, disordinato e ciabattone. Ama stare tra la polvere, le cicche e gli avanzi del caffè. E’ perennemente afflitto e angustiato da problemi economici e spesso è in bolletta. La vera passione di Andy è il rugby e il football, vissuto intensamente sia in campo che sugli spalti. Gioca la partitella del sabato mattina con la squadretta del quartiere senza risparmiare interventi decisi e colpi proibiti ad arbitro e avversari. Dal campo alle tribune il passo è breve, dove Andy si presenta con la sciarpa al collo e voglia di fare a botte con i tifosi avversari. E' spesso scorretto, fa un sacco di falli e fa arrabbiare tutti i giocatori, che lo temono e lo scansano. Con l’arbitro ha un rapporto d’odio e amore: lo contesta, lo boicotta, ma più spesso lo bistratta, inseguendolo furente per tutto il campo. Quando non è in campo o rintanato al pub, Capp se non è al verde, è un accanito giocatore alle corse di cani, ma di solito non ne azzecca una e ci rimette anche la camicia. Se il lunario non sbarca, solitamente inizia a fare il giro delle case di amici, in cerca di questua, ma non rimedia nemmeno un penny. Se non è indaffarato in alcuna faccenda e non c’è un pub a portata di mano, si rassegna a tornare a casa, di solito tardissimo. La casa di Capp è una piccola magione, a malapena decente, striminzita, angusta e stretta. La moglie di Capp, Flo, è una signora non verde, piuttosto paffuta e rotonda ed è l’unico sostegno della famiglia. Lavora in uno stabilimento e Capp cerca sempre di scippargli la borsetta, con l’appetitoso stipendio. La signora Capp cerca di nascondere i soldi, ma il marito riesce sempre a trovarli e consumarli in birra. Flo è astuta, scaltra e rassegnata a un marito indolente e sfaccendato. Spesso insieme si recano dal consulente matrimoniale, che Capp detesta, evita e vede col fumo negli occhi. La moglie di Capp è abbastanza gelosa e ogni tanto rincorre il marito durante le sue scappatelle con le cameriere, digrignando i denti e menando mazzate. Andy Capp però non è un fallito, né un povero di spirito, e né si sente tale; non recita alcuna parte, non fa finta. Capp è un ribelle, un menefreghista, è Capp di Smythe è un personaggio in cui trionfa il concetto di individualismo; egli non accetta di diventare una rotella dell’ingranaggio anche se dalla società è colpito e boicottato. Andy è un stereotipo di satira sociale graffiante e irriverente, tutto quello che vorremmo fare e quello che vorremmo essere se potessimo. È entusiasta per molte cose, lo sport, la birra, il calcetto, il biliardino...Nella società il più delle volte tocca fare solo ciò che non piace, sobbarcarsi oneri e seccature; Andy, invece, s’impegna e dà tutto solo nelle cose a lui congeniali. |
| Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 08 Ottobre 2008 11:49 ) |



Quando nel 1957 Reginald Smythe ideò il suo personaggio cartaceo fu un successo immediato.
un tipo borderline,ma non gliene importa nulla. Non che gli manchino la forza o altre capacità, semplicemente non accetta di muoversi a comando, a vantaggio o in ossequio di un’ autorità altrui, accettando una qualunque soggezione. Capp non è colpevole e non si sente colpevole; solo la società lo reputa tale, lo scomunica e lo esorcizza, ma lui non si sente inadeguato.