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Martedì 10 Febbraio 2009 11:22 |
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Innanzitutto mi scuso per i frequantatori del sito se ultimamente non ho potuto aggiornarlo causa lavoro. Chiusa questa parentesi dedico questo video tratto dalla trasmissione Sfide alla squadra italiana piu "British" :) auguro a loro di tornare a giocare al più presto in europa, in Coppa Uefa ;) |
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Mercoledì 10 Dicembre 2008 13:18 |
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Big Five, le Cinque Grandi, era il nomignolo che fino a pochi anni fa raggruppava i cinque club più gloriosi e più influenti del calcio inglese. Tra questi, l'Everton. Che poi tale appartenenza fosse ormai quasi usurpata, visti gli sviluppi recenti e lo spostamento degli equilibri di potere, questo è un altro discorso. Il dato di base è comunque che l'Everton fa parte piena della storia del football britannico, e che una Premiership senza i "Toffees" sarebbe incompleta. Lo dimostra la storia, lo dimostra la lista di campioni che hanno vestito la maglia blu, lo dimostra la maestosità di uno stadio che è cambiato parecchio ma che conserva ancora molte caratteristiche di quelle che scavano un solco nella fantasia, e di conseguenza nella memoria. Alcuni nomi? Dixie Dean, il supercannoniere degli anni Venti, e poi Tommy Lawton (218 reti in 206 partite, tra anni Trenta e Quaranta), il portiere Ted Sagar (463 presenze in campionato), Jimmy Gabriel, Alex Young, Roy Vernon, Brian Labone, Ray Wilson, Alan Ball e Howard Kendall, eroi del titolo del 1970, e poi Bob Latchford, Joe Royle, Andy Gray, Neville Southall. Di alcuni di loro parleremo, altri invece resteranno fuori, penalizzati dal numero... eccessivo di grandi nomi che hanno fatto parte di quella che venne universalmente riconosciuta come "School of Science", l'Accademia delle scienze calcistiche, per via del delizioso tipo di calcio giocato dai "Toffees" nel 1938-39, anno del quinto successo in campionato. Per arrivare fin lì, naturalmente, le vicende erano state molto variegate, sin dal 1878, anno della fondazione. A far nascere il club furono i rappresentanti di una parrocchia metodista, la St. Domingo, che diedero vita a una scuola e successivamente alla squadra, che iniziò a giocare su uno spiazzo nell'angolo sud-est dello Stanley Park, il celebre parco cittadino. Nell'arco di un anno la popolarità della squadrina, impegnata contro avversarie locali, crebbe al punto tale che furono tanti i giocatori provenienti da altre zone della città che entrarono a farne parte, e fu allora deciso di cambiarne il nome, per staccarsi dalla pura rappresentatività di una parrocchia e crescere. Il nome Everton venne scelto nel novembre 1879 nel corso di una riunione svoltasi all'hotel Queens Head, situato nella Village Street, una via laterale della Everton Road, a poca distanza dalla The Ancient Everton Toffee House e da una torre che, guarda caso, figura ancora oggi nello stemma della società. Non è nemmeno un caso, naturalmente, che i giocatori vengano chiamati "Toffees", ovvero dolcetti, se si pensa alla pasticceria (Toffee House) di cui sopra. La prima partita venne giocata il 20 dicembre 1879 e vinta 6-0 sul St. Peter, con maglie a striscie bianche e blu. Due anni dopo venne un cambiamento di colori, per evitare la confusione dovuta al fatto che a tutti i giocatori nuovi era stata concessa la possibilità di indossare le divise delle loro ex squadre, il che aveva reso l'Everton una sorta di Arlecchino collettivo: per evitare di acquistare maglie nuove, fu deciso di tingere di nero (con successiva aggiunta di una striscia rossa) tutte quelle dei giocatori, e nacque così il soprannome Black Watch. Nelle stagioni successive la fantasia cromatica si sfogò nella scelta del color salmone con pantaloncini blu, poi maglie rosse con bordi blu e pantaloni neri, infine la livrea attuale, stabile dal 1901. Nel 1888 l'Everton venne ammesso come membro fondatore della neonata Football League, che vinse per la prima volta nel 1891. Il periodo d'oro dell'Everton fu a cavallo tra gli anni Venti e anni Trenta, quando i "Toffees" conquistarono tre titoli inglesi (1928, 1932, 1939) e una FA Cup (1933), portando alla ribalta le straordinarie doti di Dixie Dean, il centravanti acquistato diciottenne il 16 marzo del 1925 per 3000 sterline dal Tranmere Rovers, club del circondario.  Dopo la partenza di Dixie, nel 1938, per il Notts County, un nuovo talento arrivò al Goodison Park: Tommy Lawton. Acquistato dal Burnley nel '37, portò subito l'Everton alla vittoria della Championship con 34 goal in 38 partite. Successivamente la First Division venne annullata per l'avvento della Seconda Guerra Mondiale, al ritorno sui campi dopo la guerra Lawton indossava la maglia del Chelsea,e questo portò ad altri anni di ombra per i Toffees. Nella stagione '50/'51 l'Everton scese in Second Division, ma il ritorno nella massima categoria comportò l'arrivo di John-Willie Parker e Dave Hickson, 56 goal in due nella prima stagione in casacca blues, per l'Everton cominciavano a prospettarsi anni di trionfi. Gli anni '60/'70, furono gli anni del boom calcistico inglese, e l'Everton non mancò all'appuntamento; furono infatti ben 5 i trofei portati in bacheca. Due titoli nazionali, due Charity Shield (rinominata dal 2002 Community Shield), e una coppa di lega, importante bottino per i Toffees. Sono però gli anni '80, quelli del grande trionfo. 1985, UC Dublino, Inter Bratislava e Fortuna Sittard, vennero tutte battute nel cammino di Coppa delle Coppe dell'Everton; in semifinale però si presentarono i giganti tedeschi del Bayern Monaco. Gli inglesi vennero dati per spacciati, ma queste voci vennero perentoriamente messe a tacere da Bracewell, Ratcliffe e compagni. All'Olympic Stadium di Monaco finì 0-0, ma al Goodison fu tutta un'altra storia: oltre 50.000 spettatori crearono un atmosfera intensa che portò alla vittoria di un match terrificante per 3-1. Finale fu, non solo in Europa, anche in casa i blues si guadagnarono la finale di FA Cup, che però sfortunatamente terminò con la vittoria dello United per 1-0; ma la finale più importante incombeva, ad aspettarli a Rotterdam, gli austriaci del Rapid Vienna. Il trionfo si compì con un secco 3-1 che consegno il primo (ed unico per ora) trofeo internazionale ai Toffees.
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Dicembre 2008 13:38 )
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Martedì 18 Novembre 2008 11:36 |
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Difficile fare calcio vero nel Galles, se non ci si chiama Cardiff City o Wrexham o Swansea City, e anche in quei casi non è divertentissimo stare a galla in un mondo che ha fatto della Premiership il suo modello, fingendo di dimenticare che le radici del calcio sono, appunto, in basso, nella miriade di piccole società che tengono viva la passione.
Il Bangor City, il minuto Bangor City, è tra queste. Come tutti i club gallesi, anch'esso ha goduto di un'inusitata esposizione a carattere internazionale, finché è esistita la Coppa delle Coppe e ad essa veniva ammessa la vincitrice della Coppa del Galles: e dato che poche volte, nella storia recente, una squadra gallese ha militato nella massima divisione del campionato inglese, quasi sempre ciò voleva dire che alla ribalta europea si affacciava una società piccola piccola. Lo ricordano bene a Bangor: nel 1962, proprio in Coppa delle Coppe, vennero sorteggiati al primo turno contro il Napoli, e nell'occasione della partita casalinga stabilirono il proprio record di presenze allo stadio Farrar Road, con 12.000. Vinsero 2-0, ma persero poi 3-1 il ritorno e, non esistendo all'epoca la regola dei gol in trasferta, furono costretti a uno spareggio a Londra, perso per 2-1. Anche se in seguito, nella stessa manifestazione, è arrivato persino un passaggio del turno, contro i norvegesi del Fredrikstad, per il Bangor City quel triplo confronto con il Napoli rimane uno dei momenti più alti della storia, e non solo perché i gallesi si esibirono davanti a 80.000 spettatori al San Paolo, più di quanti non abbiano seguito una partita di tante squadre britanniche di valore ancora maggiore, e misero in mostra il portierone Len Davis, ovvero Len the Cat (il gatto), più tardi divenuto il... custode e curatore del manto erboso del Farrar Road. Il Bangor City venne fondato il 18 dicembre 1876, dopo che alcuni maggiorenti locali si erano riuniti in una sala del tribunale. All'inizio il club schierava (sul campo di Maes Y Dref) una squadra di calcio e una di rugby, ma quest'ultima venne sciolta pochi anni dopo, e quella di football rinforzata al punto da ottenere la vittoria nella Coppa del Galles del 1889. Il Bangor City da quel momento ha avuto la sorte di far parte, come società fondatrice, di alcune leghe: prima, nel 1892, della North Wales Coast League (vinta nel 1895), poi, nel 1898, della Combination, che si sciolse nel 1910 ma aveva costituito una buona base di collaudo per squadre e giocatori, tanto che il Bangor in quel periodo forniva in media otto undicesimi della Nazionale.
Dal 1911 allo scoppio della Prima Guerra Mondiale il club partecipò alla North Wales Alliance League, che però non venne ricreata al termine del conflitto, così il club, spostato il campo di casa allo stadio Farrar Road, passò nel 1921 alla Welsh National League, facendo però parte in successione di varie leghe: la Birmingham and District, la Lancashire, la North Wales Combination, la Cheshire League. Nel 1968 fu tra i fondatori della Northern Premier League, una sorta di competizione di élite tra squadre dilettantistiche, e la vinse nel 1969, passando poi nel 1979 alla Alliance Premier League. Le ultime scosse alla vita del Bangor City sono venute nel 1984 con l'approdo alla finale della FA Trophy, competizione per squadre dilettantistiche, che per la prima volta dal 1927 (finale di FA Cup) vide un club gallese giocare a Wembley (pareggio, con sconfitta 1-2 nella ripetizione a Stoke), e nel 1992, con la formazione della League of Wales, tentativo malriuscito di avviare un vero campionato nazionale, sponsorizzato (all'inizio) da una multinazionale e che prevedeva addirittura sanzioni alle società gallesi che avessero declinato l'invito, ma alla fine non se n'è fatto niente. |
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 18 Novembre 2008 20:02 )
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